Teatro La Fenice: LE PERCUSSIONI

TAN DUN, ELEGY: SNOW IN JUNE

In Elegy Tan Dun (Changsha, Hunan, 1957) si ispira al dramma cinese L’ingiustizia subita da Dou E, ancora oggi rappresentato in un adattamento intitolato Neve di giugno. Il dramma fu scritto sotto la dinastia Yuan (1271-1368) da Guan Hanqing, un professionista del teatro Zájù cinese, considerato uno dei quattro grandi drammaturghi della dinastia Yuan.

La trama di Neve di giugno deriva da un’antica leggenda che narra di una giovane donna, Dou E, venduta come sposa bambina alla famiglia Cai per pagare i debiti della propria famiglia. Ma dopo tre anni di matrimonio il marito muore e la giovane rimane sola con la suocera. Per pietà filiale Dou E non intende risposarsi, così da poter servire la suocera. Tuttavia la sua virtù si ritorce contro di lei. Vicino alla sua casa abitano due furfanti, Zhang Luer e il padre di lui; i due cercano di costringere Dou E e la suocera a sposarli ma Dou E li respinge. Pur di raggiungere il suo obiettivo Zhang Luer tenta di avvelenare la suocera di Dou E, per scaricare la responsabilità dell’assassinio su Dou E. Ma il vino avvelenato viene bevuto per errore da suo padre, che muore. Zhang Luer accusa allora davanti al tribunale Dou E di aver ucciso suo padre e il giudice, corrotto, senza svolgere nessuna inchiesta condanna arbitrariamente Dou E a morte. In un giorno di giugno la povera ragazza è scortata fin sul luogo dell’esecuzione e, mentre attende di essere decapitata, rivolge una preghiera al cielo secondo cui, se l’accusa contro di lei fosse falsa, pur nella calda estate, si sarebbe avuta una gran nevicata. Dopo la decapitazione di Dou E, d’improviso scende dal cielo una neve copiosa e persino la natura urla la sua innocenza: il suo sangue non cade sulla terra, ma sale verso l’alto prendendo il volo, e per tre anni la terra è afflitta dalla siccità. Solo in seguito il padre di Dou E, divenuto un alto funzionario, riesce a riaprire il processo e a rovesciare il verdetto errato emesso contro la figlia, riabilitandola. L’intero dramma, per la sua alta tragicità, induce spesso il pubblico a piangere a calde lacrime. Allo stesso modo la composizione di Tan Dun canta la pietà e la purezza, la bellezza e l’oscurità, e rappresenta un lamento per tutte le vittime innocenti giustiziate per crimini che non hanno commesso. 

Elegy: Snow in June, per violoncello e quattro percussionisti, consiste in un set di variazioni libere. L’inizio presenta delle frasi frammentarie, seguite dal corpo dell’opera, che costruisce un’esposizione tematica completa al centro per poi disperderla nuovamente. La voce del violoncello svolge il duplice ruolo di opporre e riunire quattro gruppi di percussioni a ciascuno dei quali sono affidati dei passaggi solistici. Il canto del violoncello contrasta con il suono della carta strappata, con la ruvidezza delle pietre e dei tamburi di latta. La complessa scrittura per violoncello e percussioni di Elegy costituisce un fattore idiomatico del lavoro di Tan Dun. Il suo approccio unico alla scrittura strumentale è concentrato sui timbri, sulle tessiture e sulle tecniche di manipolazione proprie della musica rituale cinese e dell’opera fantasma, a lui familiare sin dall’infanzia. Giochi di esorcismo della Cina antica, rituali eseguiti dalla comunità di un villaggio per allontanare gli spiriti maligni e ottenere la tutela degli spiriti benevoli, e condotti da un wushi (sciamano) in grado di comunicare con il mondo fantasma.

Biografia

Guido Facchin

Veneziano, diplomato in clarinetto e in percussione al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, ha studiato composizione. Secondo clarinetto nella Banda Municipale di Venezia dal 1966 al 1970, è stato dal 1969 al 1971 primo percussionista nell’Orchestra Stabile di Bolzano e dal 1971 al 1998 primo percussionista nell’Orchestra del Teatro La Fenice. È stato insegnante di teoria e solfeggio nei Conservatori di Padova e Vicenza dal 1974 al 1985 e docente di percussioni al Conservatorio di Vicenza dal 1985 al 2011. Ha suonato sotto la direzione dei più celebri direttori (Giulini, Mehta, Chung, Inbal, Muti, Suitner) e ha partecipato costantemente al Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale.

Si ringrazia il Conservatorio di Musica di Vicenza per il prestito di alcuni strumenti a percussione. 


invito
PROGR

"Ci sono state due edizioni precedenti, la prima nel 1989, la seconda nel 2000, e ora questa, ma che non è una riedizione ma un libro completamente rifatto, nasce al tempo a Venezia non solo perché sono veneziano e perché ero professore dell'orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, e quindi a contatto con i più grandi musicisti direttori d'orchestra di allora, siamo negli anni '70 quindi più di 40 anni fa, e lì c'erano musicisti come Celibidache, Muti, Sanzogno, Von Karajan, Giullini, Berio, Stockhausen, Donatoni, Cage, Kagel, e tantissimi altri ancora, magari ne riparleremo se le interessa, quindi è un libro di un veneziano e credo che la gente dovrebbe essere contenta perché è un libro unico al mondo per i contenuti sulle  percussioni dato che sono elencati circa 355 strumenti di tutto il mondo con un po' di storia, costituzione e relative tecniche esposte in 4000 foto e circa 2000 esempi musicali.
Vi sono tre prefazioni in questo ultimo lavoro, la prima di Giacomo Manzoni compositore di Milano, la seconda di Claudio Ambrosini, compositore veneziano conosciuto e infine quella del sovrintendente del Teatro La Fenice Cristiano Chiarot, veneziano e caro amico dei tempi quando appartenevo alla prestigiosa orchestra della Fenice.
Matteo Toso (presente nel libro) è un mio caro grande amico, anche in altezza, sono contento che sia anche suo amico, perché è proprio una cara persona.

Guido Facchin



Guido Facchin 

Le percussioni 

XL+1200 pag. - f.to cm. 21x29,7

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Guido Facchin, Le Percussioni. Un libro, in cui l’autore si propone di guidare, attraverso ogni secolo e latitudine geografica, il lettore professionista, lo studioso o il semplice appassionato alla scoperta e alla conoscenza delle Percussioni non solo nella tradizione colta occidentale ma anche in quella etnica, fino ai generi musicali più recenti quali il jazz e il rock, inserendo anche informazioni relative all’origine di alcuni strumenti scarsamente conosciuti. Un libro che descrive, mediante una dettagliata scheda per ogni strumento, la propria origine, l’evoluzione storica, la morfologia, le caratteristiche sonore e tecniche di esecuzione, accompagnate da una ricca documentazione iconografica. A questa sezione di carattere sistematico segue una parte dedicata agli effetti sonori, alle attrezzature complementari, alle membrane e pelli, ai sostegni e supporti, e ai materiali per l’insonorizzazione. Sono inoltre presenti innumerevoli esempi musicali e simbolici rappresentativi delle attuabili notazioni per l’impiego compositivo con la trattazione specifica dei vari sistemi grafici anche per la strumentazione delle percussioni in orchestra. A conclusione di ogni scheda c’è la descrizione degli effetti sonori possibili che si ottengono dall’uso dei vari supporti ausiliari quali sono le mazzuole, le bacchette, i battenti, le mazze con esempi del loro impiego nelle varie composizioni. Nel volume è inoltre presente la classificazione degli strumenti a percussione in base al loro registro e al sistema di percussione, e l’indice completo degli strumenti citati tradotto in varie lingue. Un libro che rappresenta quindi, una piccola biblioteca che abbraccia l’intero mondo delle percussioni classiche, etniche e d’avanguardia.

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