Cinque (o sei) buoni motivi per sperare

Pensieri in libertà di una sfida immane...

Se riuscissimo a far comprendere a molti che diventare "altro da sé" è la vera sfida e il vero divertimento di Carnevale

di Alberto Toso Fei


Malgrado le apparenze, questo non è un post polemico. E' che oggi passeggiavo per Venezia, dopo aver letto nei giorni scorsi un sacco di lamentele sul Carnevale, sul fatto che arriva una quantità enorme di gente cialtrona che non sa muoversi, che non sa dove andare, che non è capace di divertirsi, e così santiando.

Eppure le persone che arrivano sono decine di migliaia, oggi quarantamila (quelli di giornata, esclusi i visitatori già in albergo); sabato scorso ottantamila: è la statistica che insegna che ogni mille ci sarà un imbecille che piscia sui marmi o beve fino a vomitare. Ma visti i numeri mi pare che non vi sia particolarmente da esacerbarsi.

Viene detto che manca lo spirito del Carnevale, che non ci si diverte più come un tempo, che la manifestazione ha perso di spontaneità; ma non potrebbe essere altrimenti: quando, dopo le prime edizioni, sono cominciate a confluire in città quaranta, cinquanta, settantamila persone, cosa si poteva fare, se non organizzarne l'arrivo e la permanenza, cercare di organizzare iniziative, in qualche modo "istituzionalizzarlo"? non farlo sarebbe significato il caos. Da allora abbiamo avuto Carnevali più riusciti o meno riusciti, da ricordare o da dimenticare, ma si tratta di due-tre settimane l'anno (per la verità due o tre fine settimana), all'interno di una città che storicamente viveva cinque-sei mesi di periodo carnevalesco, diretto certo ai veneziani, ma soprattutto ai visitatori che portavano valuta, ed esportavano leggenda.

Anch'io non vivo più il Carnevale come quando ero più giovane. Mi ci sono divertito un sacco. Però, siamo sicuri che il Carnevale oggi non ci risulti più così divertente perché abbiamo un po' perso la capacità di divertirci? Perché siamo cambiati NOI, assieme alla città? Per altri versi, io non mi sento di giudicare la voglia di divertimento degli altri, intendo - ovviamente - quelli che lo fanno nel rispetto di Venezia e dei veneziani, ovvero la maggioranza. Il Carnevale di Venezia E' una istituzione; ognuno ha il diritto di parteciparvi. L'alternativa è cancellarlo.

Scusate i pensieri in libertà che, lo ribadisco, non hanno nessun intento polemico. Sono riflessioni un po' istintive che ho deciso comunque di condividere. Oggi però, come tradisce il titolo di questa galleria di foto, voglio essere felice per altri motivi, e da veneziano vi sottopongo cinque piccole - ma significative – ragioni per esserlo. Buon Sabato di Carnevale a tutti.


1) la riapertura della Sala Capitolare della Scuola Grande di San Marco, gratuita. Un tuffo al cuore per la bellezza che irradia.

2) l'apertura, in fondamenta della misericordia, di un ferramenta, in un locale chiuso da vent'anni (sul fondo, il cartello del negozio/laboratorio Macramé, che vende e riutilizza giochi e abiti per bambini).

3) a pochi passi, l'apertura ugualmente recente di un risuolatore/calegher.

4) il fatto che i ragazzi del Morion, qua e là, hanno iniziato a scrivere sui tavoloni provvisori dei cantieri, invece che sui muri.

5) il Billa di Strada Nova, in cui alle dieci di sera uno può farsi la spesa in santa pace.

6) ne ho trovato un altro! da pochi mesi ha aperto in Salizada Sant'Antonin, tra Bragora e Greci, un negozio (Bragorà, crasi tra "Bragora" e "Agorà") che associa un sacco di giovani artigiani veneziani. E' gestito da persone che hanno scelto una qualità molto "veneziana", a maschere di plastica e vetri taiwanesi. Chapeau!


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