Alberto Toso Fei: La prima volta che volò il leone

È la zona di San Francesco della Vigna quella in cui, secondo la tradizione, l’Evangelista Marco approdò una prima volta a Venezia, nel corso della sua missione di diffusione della Parola di Dio. Narra l’agiografia legata al santo che in questo luogo, quando ancora appariva come uno sparuto gruppo di isole spoglie, fu sbattuta da un violento temporale l’imbarcazione su cui stava viaggiando assieme ad alcuni compagni. Quella stessa notte un angelo gli apparve in sogno, pronunciando le celebri parole che il leone alato, l’animale che lo identifica e che la Serenissima trasformò nel proprio emblema con una operazione di “marketing” che ha pochi precedenti nella storia, porta impresse sul suo libro: «Pax Tibi Marce Evangelista Meus», Pace a te, Marco, mio Evangelista; «un giorno – continuò il messaggero di Dio – farai ritorno su queste isole» (Hic Requiescet Corpus Tuum, qui riposerà il tuo corpo).Il corpo di San Marco giunse a Venezia molti secoli più tardi, nell’828, dopo essere stato trafugato da Alessandria d’Egitto. Furono due mercanti, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, a impadronirsi delle spoglie. Nel corso della notte il corpo dell’Evangelista fu sostituito con le spoglie della beata Claudia, in modo da ritardare il più possibile il momento della scoperta del furto. Restava il problema del trasporto fino al porto, e dell’aggiramento della dogana.Buono e Rustico pensarono anche a questo: deposto il corpo in una grande cesta, ricoprirono la reliquia con dei quarti di maiale, carne considerata immonda dai saraceni, che non ne sostenevano nemmeno la vista. Tutto come previsto: le guardie doganali si ritrassero inorridite, e il carico poté salpare. E un primo miracolo San Marco lo compì durante il viaggio quando, in una notte buia nella quale un’improvvisa violenta tempesta stava per abbattersi sulla nave, apparve in sogno a un fraticello, Domenico, che aveva approfittato di quel viaggio per mare per tornare da un pellegrinaggio in Terra Santa: che svegliasse i marinai, e che si ammainassero le vele in fretta e furia, prima che fosse troppo tardi.Il corpo di San Marco, narrano le cronache, fu accolto in città il 31 gennaio di quell’anno, e il doge Giustiniano Partecipazio – su acclamazione del popolo – lo dichiarò patrono della città al posto di San Teodoro. L’anno successivo si diede inizio all’edificazione di una chiesa che ne accogliesse degnamente il corpo, e nell’attesa la santa reliquia fu murata in un luogo segreto; solo il doge e il primicerio ne conoscevano l’ubicazione. Un nascondiglio talmente efficace che al termine dei lavori… nessuno ricordava più dove fosse!Il 25 giugno 1094 il corpo fu miracolosamente ritrovato, e occultato in un altro luogo, più adatto ma sicuro come il primo. Anche stavolta i veneziani fecero le cose così bene che perdettero di nuovo la reliquia del patrono. Che sarà ritrovata per puro caso nel 1811, all’interno della cripta. Dove ancora oggi San Marco riposa, sospeso sotto l’altare maggiore. Dietro la chiesa di San Francesco della Vigna invece, all’interno degli spazi dell’oratorio, una piccola cappella ricorda il luogo esatto dove l’Evangelista approdò la prima volta, e dove ebbe la visione che lo legò per sempre ai destini della città.

Alberto Toso Fei, 2 feb 2013, Il Gazzettino

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