Sborar

L’ importanza della fertilità germinativa è persistente nel linguaggio veneto

Un’altra modalità dell’insulto e dell’espressione verbale veneta consiste nella scarsezza dei termini legati al fallo, alla penetrazione, all’offesa arrecata con l’organo sessuale maschile usato come daga o altra arma. A questa assenza di falli si aggiunge l’accettazione di una parola considerata altamente tabù in altri dialetti o lingue che è l’equivalente di ‘liquidoseminale’. L’evocazione dell’emissione dello sperma sborar, declinata nella formula esclamativa ghe sboro! ci scommetto! è accettato nel Veneto perché il mistero e la magia della fecondazione delle piante e degli animali non è mai scomparsa dalle terre degli heneti, popolazioni che veneravano Reitia, dea della fertilità e divinità sanante. 

Alla cultura veneta autoctona scarsa di parole e scritture, successivamente si è sovrapposta la cultura greco-latina molto ricca verbalmente che ha rafforzato il concetto germinativo. Nel greco antico è il mondo dei campi a fornire il lessico della sessualità umana. Sperma è il ‘seme vegetale’, poi il ‘seme umano’, poi ‘frutto’ poi ‘discendenza’, come lo sarà nella lingua latina con Semen. Il greco Sporà è la ‘seminazione’ e poi la ‘fecondazione’ e il discorso si allarga con tutte le  molteplici derivazioni del verbo Spéirȍ.

Il verbo sborar suggello-vitalista,  e verbo che ha significato per secoli semplicemente sciorinare diventa nel secolo della regina Vittoria assolutamente riprovevole e relegato al linguaggio dei ceti sociali poco acculturati. Questo verbo non tollerato nell’ambiente borghese, mentre  la formula dimeraviglia ed esecrazione ghe sboro! diviene tollerabile nella percezione comune,  ed esclamazione molto diffusa.  Ghe sboro, e le attenuate versioni  ghe sbicio, ghe sbocio  stanno  vivendo un’ intrepida  magnifica avventura negli ambienti universitari e nella bocca di motoscafisti, gondolieri  e venditori di souvenirs.

A Venezia fino agli anni ’70 lo testimoniamo tre veneziani: Federico Fontanella, avvocato, Giorgio Bertan, uomo di teatro, Carlo Montanaro, studioso del cinema (lui l'ha proprio sentita dire da una nonna in via Garibaldi) usciva a sorpresa dalla bocca di anziane “siorete” l’esclamazione ammirativa sboraura santa! Profferita con tenerezza ai fantolini giacenti nelle culle o nella carrozzine. Nonne e donne anziane lo sussurravano con amore a nipoti in fasce o a frugoletti in passeggino a sottolineare il legame fra la piccolezza inerme della regressa  eiaculazione c trasformata  in un meraviglioso essere vivente. 

Questa parola  racchiude semanticamente, come le spore delle piante, il concetto della fertilità, della fecondazione totale della terra e anche del mare. La Serenissima è una civiltà marinara che continua, dopo mille anni, a celebrare il matrimonio del Doge con l’acqua del mare. Nel giorno della Sensa quaranta  giorni dopo Pasqua  (Assunzione della Vergine Maria) il Sindaco ripete questo rito ormai fossile: raggiunge a bordo dell’imbarcazione detta bissona la bocca di porto di San Nicolò al Lido e lancia un anello d’oro nell’acqua a simboleggiare l’eterna fertile unione tra Venezia e il Mediterraneo. 

Sborareiaculare, emettere liquido seminale. Il verbo italiano sburare significa parlare, emettere parole, suoni, così  come nelle parlate neo latine, valacco-arumene usate da minoranze etniche discendenti da antichi coloni romani fissati in Macedonia, Tessaglia, e nell’Epiro. In dialetto livornese sborrare ha lo stesso significato di parlare e così sborrato significa “che ha dato di fuori” (bibliografia Vittorio Marchi. Lessico del livornese Belforte Editore. Livorno, 1993).

Nella Venezia del Cinquecento, sboràr indicava in primis un’operazione  profilattica delle mercanzie e significava ‘buttar fuori’ (dai pacchi), ‘sciorinare al sole per far prendere aria. Verbo  della lingua scritta usato per le mercanzie arrivate dopo un lungo viaggio in nave chiuse in balle di tela di sacco. Prima di essere messi in vendita i tessuti venivano disinfettati grazie all’esposizione al sole e all’aria ricca di sale che liberava dagli acari e toglieva le spiegazzature e lo sgradevole odore di ‘smoltrin’. Nel 1556 sboràr si fa uso senza impacci di questo termine che non racchiudeva un senso solo sessuale. Significava, “buttar fuori”, “sciorinare”, “arieggiare” per togliere muffe, vermi, parassiti, insetti grazie all’azione dell’aria e del sole”. Si legge nei documenti della costruzione nel Lazzaretto di Venezia, (citato nel catalogo Marsilio Venezia e la Peste), di una gran tesa per sborar i drappi e ancora si utilizza il termine sborare per purificare, rivitalizzare grazie all’azione dell’acqua marina. Le merci sospette di essere infette e portatrici del morbo venivano disinfettate immergendole in acqua di laguna. Esiste un documento dei Provveditori alla Sanità, un proclama a stampa del del 9 novembre 1576  BMC .ms. Donà dalle Rose n181, f. 25.  appalto in esclusiva a (...) di tutte le operazioni di sboro delle robe infette dentro i “cassoni” in legni riempiti di acqua salsa, per la durata di 5 giorni.

Giuseppe Boerio nel 1856 cita nel Dizionario del Dialetto Veneziano la definizione del sostantivo e alcune formulazioni insultanti.

 Sboraùraseme dell’animale o dell’uomo. Nel linguaggio triviale indica il Boerio è, un “giovinastro poco affidabile”. Sostantivo che lo studioso veneziano definisce despettivo e usato, “da facchini, peateri (barcaioli di grandi barche di trasporto di forma piatta) e da burchieri” (padroni barcaioli di pesanti imbarcazioni da carico).

Variazioni  e derivazioni.

Sborauretta:  per “individuo di poco peso”. Simile all’ inglese  dick splat: macchia di cazzo 

e agli arcaici insulti:

Sboraura de can. 

Sboraura de vaca.

Sboraura de Satanasso. Insulti tutti che si aggravano bestializzandoli o addirittura demonizzandoli. Satanasso è formula già attestata nel greco satanàs e sta per “individuo intrattabile” perché  “scatenatore”, “fuori di sé”.

In questo primi anni del Duemila che mostrano un impoverimento del dialetto e della lingua, questa espressione di sorpresa è usata come punteggiatura delle frasi.

Ghe sboro! Lo cospargo di sperma!  Espressione di sorpresa o di entusiasmo, che si utilizza  nell’intento di conferire intensità  e vitalità al dire. Staper “accidenti!” allo stesso modo di  

Ghe sbiro!  Eufemismo dello stesso.

Ghe sbocio! Eufemismo diffusissimo di chi vuol attenuare la citata espressione di sorpresa e  disappunto ritenuta troppo triviale. 

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Curiosità linguistica: la stessa identica espressione ghe sboro in Romagna e in alcune zone dell’Emilia assume un significato altamente positivo. A Faenza sta per “una meraviglia”! “super”!, “stupendo”!  “mi è piaciuto moltissimo”! 

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Senza nessuna connotazione erotica la formula veneziana usata dai cuochi che si riallaccia al concetto di ‘mandar fuori’ del Cinquecento.

Lasar sborar i folpeti: E’ termine culinario, lasciar eiaculare (uscire) l’acqua dai polipi dopo averli soffritti nell’olio…

© Fiora Gandolfi

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