Calderer

Calderer 

Ai tempi della Serenissima, l'Arte dei Caldereri, istituita nel 1294, comprendeva gli artigiani che fabbricavano le "caldiere" per la polenta, i bracieri per riscaldare le stanze, ma anche gli operai che fondevano le campane e creavano recipienti di bronzo e rame. Dopo l'utilizzo della polvere da sparo in Occidente, ovvero tra il XIII e XIV secolo, i membri dell'Arte iniziarono anche a realizzare le canne per gli archibugi e perfino i cannoni.

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I Caldereri, erano un colonnello dell'Arte dei Favri (fabbri) e comprendevano nella loro Corporazione, a partire dal dal 1577, quella minore dei "Lavezzeri" o "Conzalavezzi". Questi ultimi rappezzavano gli arnesi di rame, e riparavano le stoviglie con il filo di ferro. L'Arte dei Lavezzeri era molto antica infatti, a testimonianza della sua esistenza già nel XIV secolo, fonti storiche riportano che un certo "Andrea lavezzer" da S. Luca, e "Marin Brigada lavezzer" da S. Paterniano, fecero prestiti alla Repubblica nel 1379. I "Lavezzeri", secondo le statistiche, nel 1773 avevano sei botteghe collegate alle cinquantasei dei Caldereri e lasciarono il loro nome in alcune strade del sestiere di San Marco, vicino a San Maurizio e a San Luca. Anche il toponimo Calderer si trova tutt'oggi sui nizioleti veneziani, a Cannaregio, vicino alla fondamenta della Misericordia, a San Polo nei pressi di San Giovanni Evangelista e a Dorsoduro nella zona di Santa Margherita.

L'Arte dei Caldereri subì la concorrenza degli Strazzaroli, che erano soliti acquistare dal popolo gli utensili e i contenitori di metallo rotti o consumati, li aggiustavano e li rendevano perfettamente utilizzabili vendendoli a prezzi molto bassi. Si sviluppò in questo modo un commercio non legale che mise in difficoltà il lavoro dei Caldereri. 

La sede della Scuola dei Caldereri era in campo San Moisè; la mariegola originale è conservata nella biblioteca del Museo Correr mentre l'insegna, ad olio su tavola, che risale al 1526, è conservata all'interno dello stesso museo.

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