Campo San Bartolomeo

Campo San Bartolomeo

Campo San Bartolomeo, al centro del quale spicca la statua del commediografo Carlo Goldoni, opera di Antonio Dal Zotto (1883), è situato nel sestiere di San Marco ed è uno dei luoghi più frequentati della città per la sua posizione strategica. La planimetria originaria dell'insula in cui è sorto il campo, aveva la disposizione dell'antico reticolo quadrato romano che misurava un heredium (circa mezzo ettaro) con le due file di edifici contrapposti e, in mezzo, il campo. Oggi la disposizione dell'area è radicalmente mutata con l'ampliamento del campo di metà Ottocento e l'allargamento della Marzarieta, che lo unisce a campo San Salvador (1884), frutto di demolizioni di edifici e di costruzione di nuovi.

 Nel corso del IX secolo, come avvenne in altri punti della città, si è costituito il tipico tessuto a corti affiancate, alternate a calli disposte in serie lineare tra il campo, che era sede del Mercato e arrivava fino alla riva del Canal Grande, ed il retrostante rio della Fava o rio di Palazzo.
Tutte le zone dell'insula, erano dedicate a diverse funzioni; vi si distinguevano l'area intorno alla chiesa e parrocchia di San Bartolomeo, fondata nell'840 e originariamente intitolata a San Demetrio, il Mercato con le sue attività commerciali, il campo intermedio centrato sull'originaria forma quadrata, un campo d'approdo aperto sul rio del "Fontego" ed una calle, usata principalmente dai mercanti e con funzione di collegamento, verso il campo della Fava.
Nell'area di San Bartolomeo, si sono intrecciati rapporti commerciali e culturali grazie all'incontro di genti provenienti da tutta Europa (tutte le popolazioni provenienti dall'Europa del nord erano denominate "tedeschi"). Nella chiesa di San Bartolomeo, che ospita la "Scoletta alemanna", il luogo di devozione della comunità tedesca era una cappella dedicata alla Madonna del Rosario per il cui altare, nel 1506, Albrecht Dürer dipinse la grandiosa pala raffigurante "La Festa del Rosario".
Il dipinto, oggi conservato alla Národní Galerie di Praga, è una vera e propria fotografia della società veneziana di inizio Cinquecento che richiama i rapporti economici, culturali e devozionali tra Scuola dei Tedeschi, la parrocchia e mondo civile, istituzionale e religioso veneziano. Sono infatti raffigurati una serie di personaggi conosciuti che frequentavano quotidianamente il mercato di Rialto, il Fondaco e la chiesa di San Bartolomeo, insieme ad altri famosi come l'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo e il papa Giulio II.
Nella chiesa sono conservate le Ante d'organo con santi, una coppia di dipinti fronte retro a olio su tela, di Sebastiano del Piombo, databili al 1509 dove, ad ante chiuse, si ammirano i santi Bartolomeo e Sebastiano, mentre le ante aperte mostrano i santi Ludovico da Tolosa e Sinibaldo.
Già in epoca bizantina, nell'insula iniziò la costruzione di case in muratura e di eleganti corti, in parte ancora visibili, sul rio del Fontego e verso le Mercerie; poi, con il trasferimento del Mercato sull'altro lato del Canal Grande e l'alienazione da parte del Demanio delle aree che si erano in questo modo rese disponibili, vennero costruiti edifici destinati ad abitazione o ad uso commerciale. Sul campo San Bartolomeo si può ammirare tuttora il palazzo Moro, bell'esempio di dimora patrizia del XIV secolo con mattoni faccia a vista in cotto ed un'esafora ogivale al piano nobile.
Il Fondaco dei Tedeschi, completamente ricostruito tra il 1506 e il 1508 in seguito ad un incendio, è un edificio di 5 piani che aveva più di 200 stanze per ospitare i mercanti Tedeschi. Internamente al fondaco, a pianta quadrata, c'è un cortile (coperto nel 1937 con un lucernario) con al centro un pozzo.
La particolare architettura permetteva al custode del fondaco, un veneziano, di sorvegliare il costume morale degli stranieri: che non entrassero prostitute e delinquenti, che venissero consegnate le armi e che fosse visibile ogni movimento di denaro. Sulle balaustre del cortile interno si notano ancora alcuni segni lasciati dai mercanti.

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