Casselleria

Casselleria

Ai tempi della Serenissima i casselleri erano i fabbricanti di casse lignee che servivano per la spedizione delle merci o per custodire i corredi per le nozze; avevano le loro botteghe artigiane nelle calli che raccordano i margini dell'insula di San Lio e portano a San Marco. Questa zona, vicina a Santa Maria Formosa, si chiama tuttora Casselleria.

Alcune famiglie di nobili origini conservano i cassettoni per la dote riccamente intarsiati con ebano, avorio e madreperla, con le tracce tuttora visibili dell'incastonatura di pietre preziose. Tuttavia, nel tempo, la gran parte di questi "arredi" è andata perduta e perfino nei musei ne restano quasi esclusivamente i coperchi o le facciate.

Solitamente i cassoni, che venivano commissionati in coppia in occasione dei matrimoni patrizi, venivano portati in parata o esibiti nel "portego" durante la festa, simboleggiando il vincolo sociale e testimoniando l'ingresso della donna nella casa del marito. I cassoni venivano minuziosamente decorati e dipinti con figure e scene, tratte anche dalla Bibbia, che fungevano da insegnamento morale per la coppia. Venivano solitamente collocati in camera da letto. La costruzione di un cassone da corredo coinvolgeva più artigiani iscritti ad altrettante corporazioni o scuole di arti e mestieri; il casseller costruiva il contenitore, il depentor dipingeva le storie, l'intaiador intagliava il legno, l'indorador passava la foglia d'oro sugli ornamenti. 

I mestieri di intaiadori e dipintori non si potevano facilmente separare così, a partire dal 1459, il governo concesse a questi artigiani, in via straordinaria, di esercitare entrambi i ruoli all'interno delle botteghe o in commissioni private. 

I casselleri avevano la loro scuola di devozione, dedicata a San Giuseppe, nella chiesa di Santa Maria Formosa, fin dal X secolo. Lo storico veneziano Giuseppe Tassini, vissuto nell'Ottocento, cita nel suo autorevole testo "Curiosità Veneziane," una leggenda secondo la quale la Beata Vergine apparve in "vaga forma" in questo luogo al vescovo San Magno comandandogli di erigere una chiesa in suo nome. Il popolo chiamò la nuova chiesa, innalzata nel 639 e dedicata alla Beata Vergine, "Santa Maria Formosa". La sua realizzazione venne finanziata dalla nobile famiglia dei Tribuno.

La chiesa, ricevette la visita annuale del Doge fino alla caduta della Serenissima (1797). Tale visita, onorava l'aiuto che i casselleri dettero in occasione del Ratto degli Slavi del 944, quando alcuni slavi tentarono di rapire delle giovani fanciulle veneziane; nella mariegola della corporazione si ricorda il fatto: "Dicesi che i casselleri riportassero vittoria il giorno della Purificazione di Maria Vergine, e ritornati ai propri lari, chiedessero al doge che annualmente, la vigilia ed il giorno di tale festività, visitasse colla Signoria la chiesa di Santa Maria Formosa. Dicesi pure che il doge per ischerzo loro opponesse - E se fosse per piovere? E se avessimo sete? - al che essi rispondessero - Noi vi daremo cappelli per coprirvi. Noi vi daremo da bere". - Da ciò avrebbe avuto origine il dono di due cappelli di carta, o di paglia dorata, e dei due fiaschi di malvasía con sopra due arance, che il pievano (ovvero il prete della parrocchia) di Santa Maria Formosa donava al doge in quella circostanza.

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