Spezier

Spezier

A Venezia ci sono 12 tra calli, corti, campielli, rughe denominati "del Spezier" sparsi in tutta la città, a San Polo, Santa Croce, Dorsoduro, Cannaregio, Castello e San Marco. Tra tutti, la Ruga degli Spezieri è la più conosciuta; si trova a Rialto, tra la Ruga Vecchia San Giovanni e il Campo delle Beccarie. La Ruga degli Spezieri, deve il suo nome alle numerose botteghe e laboratori che si susseguivano lungo tutta la strada e dove gli "Spezieri da grosso", tra le altre cose, preparavano dolcetti ricoperti di zucchero o miele, a base di mandorle, pinoli, anice, coriandolo, cedro e pere, nonché prelibate confetture.

Inizialmente l'arte degli Spezieri formava un'unica confraternita con il medesimo statuto, ma nel XIV secolo si divise in due rami: gli Spezieri da medicine e gli Spezieri da grosso; questi ultimi si differenziavano in Droghieri, Spezieri da confetti, Cereri, Raffinatori da zuccaro, Mandoleri.
Gli Spezieri da medicine o farmacisti, quando preparavano i farmaci, dovevano fare giuramento, come indicato nello statuto, di "non dare, né far dare, né insegnare a dare" medicine velenose. Tra questi veleni famoso era l'arsenico rosso, il più usato nei delitti per avvelenamento. La vendita dei veleni fu limitata alle due spezierie principali, di San Marco e di Rialto e solo dietro la presentazione della bolletta rilasciata dai Giustizieri Vecchi, che ne dettava la qualità, la quantità e le varie caratteristiche. 
Nell'Insula di Rialto, venivano caricate e scaricate le preziose e costosissime spezie, provenienti dall'Oriente e dall'Africa, che venivano lavorate, sminuzzate, miscelate e vendute al dettaglio. Gli Spezieri da grosso confezionavano anche i famosi "sacchetti veneziani" che contenevano miscugli di aromi fra i quali pepe, zenzero, zafferano, cannella, noce moscata, chiodi di garofano, coriandolo. Agli Spezieri da grosso era proibito acquistare la materia prima fuori da Venezia, ad eccezione dell'essenza di violetta e acqua di rose, adoperata come profumo, e che veniva aspersa il 25 di giugno sui fedeli, nella basilica di San Marco, per ricordare la miracolosa apparizione dell'evangelista.
Ai tempi della Serenissima, la funzione di Venezia nella cultura gastronomica europea fu davvero importante ed il commercio con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, le permise di rivestire un ruolo determinante nell'esportazione delle spezie in tutta Europa. 
Il consumo diffuso delle spezie orientali nell'Europa medievale rispondeva alle più svariate esigenze; prima di tutto, nell'uso culinario, oltre a rendere ancora più ricchi i banchetti dei ceti più elevati, mascheravano l'odore e il sapore della carne, spesso mal conservata; inoltre le spezie servivano a curare moltissime malattie e venivano usate durante le cerimonie religiose, La Scuola di devozione dei cosiddetti Spezieri da grosso, dedicata a San Gottardo, fin dal 1383 aveva sede nella, ora scomparsa, chiesa di San Matteo, nel "Castelletto" di Rialto. Da fonti storiche risulta che il Consiglio dei Dieci autorizzò gli Spezieri, a partire dal 9 settembre 1394, a trasferire la sede della Scuola a Sant'Aponal al piano terra dell'edificio che già ospitava la Scuola dei "Tagiapiera" e la motivazione era che l'area del Castelletto era troppo piena di meretrici e di persone poco raccomandabili. 
Emmanuele Antonio Cicogna, erudito storico veneziano (1789-1868) alla pagina 271 del Volume 3 "Delle inscrizioni Veneziane", spiega: "Mi si dice poi che in questo luogo (descrivendo l'edificio a fianco della chiesa di Sant'Aponal) era la Sagrestia, e che in una stanza vicina radunavasi l'arte degli Speziali da grosso. Infatti sopra la porta esteriormente avvi una figurina di rilievo con sotto le parole s. Gotardo, e nell'ingresso al piano sonvi alcune pietre sepolcrali colle sigle in carattere gotico perchè questo san Gottardo era il protettore dell'arte dei Mandoleri inclusa in quella dei Speciali da grosso. L'arte poi di questi Speciali dicevasi Università, perché abbracciava li speciali da confetti, li droghieri, li cereri, li raffinatori da zuccaro, li fabbricatori di olio di amandorle: e v'eran poi li misti, cioè i mandoleri i quali mediante una contribuzione potevano vender generi affetti a quella Università".

© carousel loader dal 1992 e speriamo ancora