Palazzo Grimani: La Bella di Tiziano

Al Museo di Palazzo Grimani verrà esposta La Bella di Tiziano recentemente restaurata.

“Sarà l’occasione – annuncia la Soprintendente Giovanna Damiani, per presentare a Venezia uno dei capolavori della ritrattistica del maestro cadorino dove, a dispetto della sua lunghissima vita e attività spesa nella città lagunare, non si conservano opere di questo genere artistico di cui fu superbo e celebrato interprete, corteggiato e richiesto da Papi e Imperatori”.

Un evento dunque straordinario per la città e il museo, oggi istituito nel Palazzo fatto erigere secondo i dettami architettonici di estrazione tosco-romana dalla potente famiglia Grimani nel XVI secolo, grandi collezionisti di arte classica, oggi conservata nel Museo Archeologico Nazionale, di gemme e cammei e di opere di artisti a loro contemporanei. Il Palazzo, appartata ma superba dimora patrizia e presenza architettonica culturalmente unica nel panorama cittadino, fu anche decorato ad opera di uno stuolo di artisti di formazione manierista da Federico Zuccari a Francesco Salviati a Giovanni da Udine. E’ oggi museo di se stesso ed ospita tra gli altri ben tre dipinti di Jeronimus Bosch, di cui i Grimani furono appassionati estimatori e collezionisti, una rarità non solo per l’Italia data l’estrema esiguità di dipinti del maestro fiammingo che superano di poco le venti unità.

 

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La storia
Quella “Donna che ha la veste azzurra», meglio nota come La Bella è uno dei dipinti più celebri di Tiziano. Resta un mistero chi sia stata quella giovane sontuosamente vestita e adorna di gioie. Donna vera o donna ideale? Molte e varie sono state le proposte di identificazione da parte della critica antica e moderna, ma si tende a credere, specie in area anglo-sassone, che il quadro non sia un vero ritratto, bensì un’immagine di bellezza femminile idealizzata, già presente in quegli anni nella tradizione veneta con la più generica definizione di raffigurazione di “Belle donne”, alla quale il genio di Tiziano seppe conferire una forma espressiva nuova.
La Bella si trovava in origine nel Ducato di Urbino. Fu acquistata intorno al 1536-38 dal Duca Francesco Maria I Della Rovere; nel 1624 risultava inventariata nel Palazzo di Casteldurante tra i dipinti ducali e, morto Francesco Maria II Della Rovere, ultimo della nobile casata, nel 1631 fu trasferita a Firenze insieme a tutta l’eredità della figlia Vittoria, promessa sposa di Ferdinando II de’ Medici. La Bella passò nel 1694 in eredità al cardinale Francesco Maria e, dopo la sua morte nel 1711, al Granduca Cosimo III. Sempre registrata a Palazzo Pitti nel corso del Settecento, fu inserita nella Galleria Palatina sin dagli albori della sua formazione, alla fine del XVIII secolo. Le razzie dell’esercito di Napoleone la condussero a Parigi insieme ad altri 62 capolavori di Palazzo Pitti. Là nel 1804 fu sottoposta ad un intervento di foderatura; e già in quell’occasione la superficie pittorica dovette essere pulita e poi pesantemente integrata con ridipinture, nonché ricoperta da uno spesso strato di vernice per uniformarne l’apparenza.

 

Il restauro
L’intervento di restauro, completato qualche anno fa, è stato curato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, eseguito da Patrizia Riitano con la direzione di Marco Ciatti, ed ha compreso, oltre ad un’ampia campagna di indagini scientifiche, un intervento di pulitura che ha alleggerito la complessa stratificazione di vernici e velature non originali ed eliminato una serie di ridipinture. Sono state eseguite la revisione del telaio, la stuccatura, la reintegrazione delle piccole lacune e la verniciatura finale.


 

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